IL CAMBIAMENTO CLIMATICO DALLA BIENNALE ARCHITETTURA ALLA COP28

Si è da poco conclusa a Venezia la Biennale Architettura curata dall’architetta, docente e scrittrice Lesley Lokko, che ha commentato: “Noi architetti abbiamo un’occasione unica per proporre idee ambiziose e creative che ci aiutino a immaginare un più equo e ottimistico futuro in comune”. L’edizione 2023 è stata pioneristica, essendo la prima esposizione della disciplina ad affrontare il tema della decarbonizzazione organizzando tutti gli eventi secondo i principi della sostenibilità ambientale.

Decarbonizzare significa ridurre le emissioni di anidride carbonica, un gas essenziale per la vita sulla Terra, ma dannoso quando supera certi livelli di concentrazione. Il processo implica dunque diminuire i combustibili fossili a favore di fonti rinnovabili e usare in modo più efficiente le risorse energetiche.

 

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COME È NATO IL PREMIO NOBEL

Dal 1901, ogni anno cinque comitati Nobel nominano quelle che ritengono le menti che si sono più distinte nei campi della fisica, chimica, medicina e letteratura, oltre a coloro che hanno favorito la pace tra i popoli. Dal 1968, inoltre, la Fondazione Nobel assegna quello per l’economia. Ma come sono nate queste premiazioni?

Il premio fu istituito dal chimico e imprenditore svedese Alfred Nobel (1833-1896), che aveva fatto fortuna con l’invenzione della dinamite e con la produzione e il commercio di armi.

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DA OPPENHEIMER ALLA FISICA DELLE STELLE

Negli ultimi mesi, con l’uscita in sala dell’ultimo film di Christopher Nolan, abbiamo sentito parlare molto di J. Robert Oppenheimer. Ma chi era questo scienziato?

Nato a New York nel 1904, ha dedicato la sua vita alla ricerca nell’ambito della fisica, dell’astrofisica e della meccanica quantistica. Nel 1942, dopo che Albert Einstein e Leó Szilárd avevano inviato al presidente Roosevelt una lettera sulla possibilità che la Germania sviluppasse armi nucleari, Oppenheimer fu incaricato di dirigere il Progetto Manhattan, che aveva la missione di creare la prima bomba atomica al mondo.

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COME L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CONTRIBUISCE ALLA RICERCA SCIENTIFICA

Nelle ultime newsletter abbiamo proposto alcuni approfondimenti sull’intelligenza artificiale, indagandone prospettive e implicazioni etiche. Oggi ci focalizziamo sulla sua applicazione scientifica.

A maggio 2023 è stato pubblicato lo studio condotto da un team di ricerca del MIT e della McMaster University, che hanno pensato di sfruttare l’IA per individuare alcune molecole capaci di neutralizzare uno dei superbatteri più resistenti e pericolosi al mondo, l’Acinetobacter Baumannii. L’algoritmo, addestrato su un database di 7500 composti farmacologici, è stato poi messo alla prova su quasi 7000 nuovi prodotti, svolgendo il suo compito in circa due ore e aprendo la strada alla possibilità di rendere molto più rapida la scoperta di nuovi farmaci per combattere la resistenza agli antibiotici.

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Vi ricordiamo inoltre che sono aperte le iscrizioni per “Intelligenza artificiale e apprendimento”, il primo corso italiano online in modalità asincrona per insegnanti e dirigenti scolastici di scuola primaria e secondaria, organizzato e promosso da G-Lab S.r.l. Impresa Sociale e in collaborazione con Fondazione Golinelli, ANP – associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola e Area9 Lyceum.
Il corso, a cura di Luisa Broli e Riccardo Larini propone un’esperienza innovativa di apprendimento multimediale e digitale fruibile sulla piattaforma Rhapsode di Area9, un sistema di intelligenza artificiale che personalizza l’apprendimento per ogni singolo utente.

 

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IL VALORE DELL’APPRENDIMENTO CONTINUO

Da tempo l’Unesco, con il Rapporto Faure, e le Nazioni Unite, con l’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030, hanno evidenziato l’importanza di offrire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e di promuovere l’apprendimento continuo.

L’idea di una formazione che duri tutta la vita non è affatto nuova, ma risale agli anni Settanta, anche se negli ultimi anni ha stimolato un dibattito sempre più vivace. Il migliore Lifelong learning è quello personale e personalizzato, che valorizza l’auto-realizzazione, l’auto-educazione e la formazione su misura.

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COSA SONO LE SOFT SKILL? QUARTA PUNTATA

In occasione della Giornata mondiale delle competenze giovanili, che il 15 luglio di ogni anno celebra l’importanza delle competenze trasversali per l’orientamento e la formazione, riprendiamo il nostro percorso di approfondimento sulle soft skill.

Dopo aver esplorato il problem solving, il team working e la gestione del tempo, ci occupiamo stavolta di flessibilità, una qualità che il report “Future of Jobs 2023” del World Economic Forum inserisce tra le competenze più richieste nel mondo del lavoro.

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PROPOSTE PER SUPERARE IL GENDER GAP NELLE STEM

Tutti gli studi ormai convergono sul fatto che le materie STEM saranno centrali per lo sviluppo economico futuro.

Le ultime stime dell’ISTAT, ad esempio, evidenziano che in Italia chi possiede un titolo tecnico-scientifico lavora nell’85,7% dei casi. Ciò nonostante, nel nostro Paese la percentuale dei laureati STEM è aumentata pochissimo negli ultimi dieci anni, passando dal 26,1% nel 2010 al 27,4% nel 2021. Inoltre, resta ancora forte il divario tra uomini e donne, perché le laureate sono solo il 18,7%.

I dati, insomma, rilevano come nei percorsi STEM il gender gap sia ancora oggi preoccupante. Modelli di ruolo tradizionali e stereotipi sociali, infatti, portano ad aspettative e comportamenti discriminatori che tengono lontane le bambine, le ragazze e le donne dai settori tecnologici, scientifici ed economici più rilevanti. Il che ostacola il raggiungimento della parità di genere.

 

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LE IMPLICAZIONI ETICHE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

“Non dobbiamo aver paura dell’intelligenza artificiale. Il cervello umano è la macchina più straordinaria che esista nell’Universo conosciuto e non c’è modo, in tempi brevi, di costruire qualcosa che riproduca ciò che fa il nostro cervello.”

Con queste parole Mario Rasetti, professore emerito di Fisica Teorica al Politecnico di Torino e presidente del comitato scientifico di Centai Institute, ha introdotto il dialogo di arte e scienza “Il futuro dell’intelligenza artificiale tra potenza di calcolo e difficoltà di pensiero“, che si è tenuto di recente a Opificio Golinelli.

L’incontro si è focalizzato sui progressi della potenza di calcolo e dell’intelligenza artificiale, sui rischi che comportano, sui limiti e sulle possibilità che introdurranno nelle nostre esistenze e sulle prospettive non solo tecnoscientifiche, ma etiche, di queste innovazioni.

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ALIMENTARSI NELLO SPAZIO

L’alimentazione nello Spazio ha fatto molti passi avanti da quando, nelle prime missioni spaziali, l’equipaggio doveva accontentarsi di tubetti di carne tritata e cioccolata insipida.

Con il programma Apollo, che prevedeva tempi più lunghi di permanenza nello Spazio, fu introdotta la tecnica della reidratazione degli alimenti e l’uso della scodella, grazie alla quale gli astronauti non dovevano più consumare il cibo direttamente dalla confezione.

Oggi stiamo addirittura immaginando di vivere in altri pianeti: in missioni di questa portata, l’alimentazione sarà fondamentale per garantire la salute e la sicurezza degli esseri umani, che siano nell’orbita terrestre o viaggino verso la Luna o Marte.

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PROSPETTIVE FUTURE PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Il cambiamento che i big data e l’intelligenza artificiale stanno introducendo nella nostra società è talmente radicale che può essere paragonato all’invenzione dei caratteri mobili di Gutenberg nel 1400 e all’introduzione della macchina a vapore di Watt nel 1700.

Nel 2021 abbiamo generato 100 zettabyte di dati, che registrano molto di chi siamo e della nostra storia. È evidente che una mole così grande di informazioni, la cui esplosione è alimentata anche dall’Internet of things, può essere gestita, organizzata ed elaborata solo dall’intelligenza artificiale.

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