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Del 02-03-2021

I CEO DELLE STARTUP DI G-FACTOR SI RACCONTANO: ETTORE RIZZO DI ENGENOME

Ettore Rizzo è il CEO di enGenome, una startup del settore bioengineering che ha partecipato alla call Life Sciences Innovation 2019 di G-Factor. enGenome ha sviluppato eVai, una piattaforma cloud per interpretare le varianti genomiche identificate tramite sequenziamento e supportare i genetisti nella diagnosi di malattie ereditarie.

 

Chi è Ettore Rizzo? 

Mi considero uno scienziato-imprenditore determinato a modernizzare la medicina attraverso la genomica perché credo ai benefici che questa apporterà all'assistenza sanitaria del futuro.

Ho avuto la fortuna di iniziare la mia carriera professionale agli esordi della rivoluzione genomica, ovvero quel periodo a cavallo del 2010 in cui gli avanzamenti tecnologici hanno permesso una drastica riduzione dei tempi e dei costi per sequenziare il genoma umano, consentendo importanti scoperte scientifiche. 

Ricordo perfettamente quando per la prima volta, poco dopo la laurea in Ingegneria Biomedica, mi chiesero di analizzare una sequenza nucleotidica: fu la mia prima esperienza diretta con la bioinformatica e mi trovavo in un Laboratorio di Ricerca in Florida! Questa opportunità accrebbe sempre più la voglia di approfondire l’applicazione di metodi informatici e l’analisi dei dati di sequenziamento, decidendo di intraprendere il percorso di dottorato. 

È in questo contesto di continua formazione e ricerca, che arriva enGenome: una startup knowledge intensive, uno strumento capace di trasformare le conoscenze acquisite in anni di ricerca, in prodotti a supporto della genomica clinica. Oggi mi occupo dello sviluppo del business di enGenome, della pianificazione strategica al fundraising della società, ponendo una particolare attenzione agli aspetti tecnici per essere un buon manager.

 

Perché hai deciso di fondare enGenome?

Durante gli anni da ricercatore ho compreso appieno quanto fosse importante il contributo della genomica nella gestione clinica di pazienti affetti da malattie genetiche. In particolare, le collaborazioni con l’IRCCS San Matteo, la Harvard Medical School, nonché l’azienda farmaceutica Nerviano Medical Science mi hanno permesso di valutare in prima persona i progressi diagnostici, prognostici e terapeutici dovuti alla genomica.

Eppure questi progressi sono accessibili solamente a pochi centri in grado di sfruttare appieno le nuove tecnologie di sequenziamento e inoltre, molte strutture risultano ancora troppo limitate per esempio dalla mancanza di soluzioni bioinformatiche semplici e affidabili per l’analisi del dato. Sulla base di ciò, una volta terminato il dottorato di ricerca, ho deciso di non perseguire la carriera universitaria, ma ho preferito unire le forze con altri colleghi ingegneri e professori universitari per dar vita a una startup dal forte carattere scientifico.

 

Quali sono stati i tuoi più grandi traguardi e le tue più grandi sconfitte?

Il più grande traguardo è sapere che il nostro primo prodotto eVai, una piattaforma cloud per interpretare le varianti genomiche identificate tramite sequenziamento, viene correntemente utilizzato da importanti centri di riferimento italiani. Proprio qualche giorno fa abbiamo tenuto un webinar in cui un medico genetista ha presentato il caso di un neonato di 5 mesi affetto da cardiomiopatia, per cui grazie alla corretta diagnosi genetica effettuata tramite il nostro SaaS è stato possibile modificare la terapia con un conseguente miglioramente del fenotipo cardiaco. Queste testimonianze sono gratificazioni uniche che motivano ad andare avanti, sempre e comunque!

Sconfitte? Tantissime, la vita dell’imprenditore è fatta prevalentemente di sconfitte. Per innovare è necessario testare costantemente nuove idee ma di queste, la stragrande maggioranza sarà fallimentare. Fa parte del gioco, è inevitabile e necessario per crescere e ridurre le probabilità di insuccesso.

 

Come descriveresti la tua esperienza di imprenditore finora e quali consigli daresti a chi sta iniziando?

Una delle mie più grandi passioni è il kitesurf e fare impresa assomiglia tanto ad andare sul kite. Il vento è come l’idea, necessario. Se non c’è non hai proprio modo di andare. Eppure il vento è solo una componente. Poi c’è l’attrezzatura, ovvero il team. L'aquilone, la tavola e la barra, pezzi distinti che opportunamente integrati formano uno strumento potente in grado di sfruttare la forza delle correnti d’aria. Ma senza tecnica non vai da nessuna parte, e quella del kite è fondamentale proprio come lo è l'execution nel successo di un'impresa. E infine c’è il mare, il mercato, l’oceano blu che tanto fa sognare e su cui surfare dà sensazioni uniche. 

Il consiglio che do? Prepararsi a bere molta acqua! Prima di imparare a stare in equilibrio si può essere tentati dal mollare, ma una volta sulla tavola tutto passa, e si guarda solo l’orizzonte con euforia.