Fondazione Golinelli
Home News I CEO DELLE STARTUP DI G-FACTOR SI RACCONTANO: ALESSANDRO GANDAGLIA DI BCI
Del 25-03-2021

I CEO DELLE STARTUP DI G-FACTOR SI RACCONTANO: ALESSANDRO GANDAGLIA DI BCI

Alessandro Gandaglia è il CEO di BCI, una startup del settore medtech che ha partecipato alla call Life Sciences Innovation 2019 di G-Factor. BCI ha ideato e brevettato la tecnologia FACTA®, un processo industriale in grado di aumentare la durata delle protesi valvolari chirurgiche di tipo biologico massimizzandone la biocompatibilità.

 

 

Chi è Alessandro Gandaglia?

Ho 45 anni e sono un biologo. Dal 2004, ho trascorso 2 due anni del mio dottorato di ricerca negli Stati Uniti, alla USC di Los Angeles, dove ho completato il mio percorso di formazione sulla fisiopatologia delle valvole cardiache. Al mio rientro in Italia, mi è stato offerto di fondare e dirigere un nuovo laboratorio di ricerca all’Università di Padova, nell’ambito della medicina rigenerativa e dell’ingegneria tissutale cardiaca. Assieme al Direttore della Cardiochirurgia dell’Ospedale Patavino abbiamo ottenuto numerosi finanziamenti di progetti scientifici, tra cui un Progetto Europeo Marie Curie. Questa è stata la mia prima vera esperienza lavorativa in ambito biomedicale in cui mi sono trovato a coordinare un gruppo multidisciplinare di gruppi di ricerca. 

Nel 2009 capii che la ricerca e il mio lavoro in ambito universitario non mi avrebbero dato la possibilità di esprimere al meglio il mio spirito libero, soprattutto per la distanza tra mondo accademico e mondo imprenditoriale. Decisi così di iscrivermi ad un Executive MBA, presso MIB Trieste School of Management.  Ottenuto il titolo e lasciato il mondo universitario, non senza paura per l’incertezza che mi attendeva, ho trovato un primo impiego in una piccola ma efficiente realtà biomedicale del mio territorio che si occupava di telemedicina, principalmente in ambito cardiologico. Nel 2013 ho avuto la grande fortuna di entrare nel gruppo Zoppas di Vittorio Veneto. Credo che quella sia stata l’esperienza formativa sul campo più importante. Sebbene breve, poiché durata solo 3 anni, in RICA (questo il nome dell’azienda) mi occupavo del mercato mondiale della componentistica di dispositivi di terze parti in ambito medicale e biotecnologico. Infine, dal 2016 al 2019 ho accettato di ricoprire il ruolo di Direttore Scientifico di un’azienda di Vicenza altamente innovativa e dedicata alla produzione di principi attivi botanici da colture cellulari. Queste esperienze mi hanno permesso e spinto infine ad accettare il ruolo diCEO di Biocompatibility Innovation srl.

 

 

Perché hai deciso di fondare Biocompatibility Innovation?

Non ho propriamente fondato BCI, ma sono entrato nella compagine sociale poco dopo la sua creazione. Quando ho iniziato a collaborare con la società, BCI era ancora una scatola vuota in cui ho messo, assieme al mio compagno di avventura Filippo Naso, alcune idee in forma embrionale. Non ho mai smesso, anche dopo aver lasciato il mondo della ricerca, di appassionarmi alla letteratura scientifica; così ho sfruttato tale background per sviluppare nuove idee nell’ambito della biocompatibilità delle valvole cardiache. Senza Filippo, a cui vanno i meriti maggiori nello sviluppo scientifico della tecnologia FACTA, core business di BCI, la società non avrebbe suscitato l’interesse di tante aziende produttrici di medical devices e del mondo degli investitori.

Oggi contiamo 30 soci di capitale che hanno permesso nel tempo di finalizzare alcuni round di finanziamento, contribuendo alla valorizzazione dell’azienda, stimata in 25 milioni di euro.

Essermi messo in gioco come imprenditore è stato un passo quasi obbligato per me, la naturale conseguenza del percorso professionale che ho fatto in questi ultimi 20 anni. Sono felice delle mie scelte e, anche quando le cose sembrano difficili, sorrido ritenendomi  molto fortunato a poter fare quello che ho sempre desiderato.

 

Quali sono stati i tuoi più grandi traguardi e le tue più grandi sconfitte?

Considero un grande traguardo aver avuto il coraggio, a 36 anni, di cambiare radicalmente la mia vita, uscendo dagli schemi prefissati della carriera universitaria, senza avere certezze o garanzie di successo. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno sempre creduto in me e, da parte mia, ho cercato di dare sempre il massimo, mantenendo una mente aperta e flessibile. In Zoppas, ero considerato un ingegnere e penso che pochi fossero davvero consapevoli della mia formazione da biologo; questo ambiente così diverso rispetto alle mie altre esperienze mi ha dato molti spunti e opportunità in termini di apertura mentale e crescita professionale.

Non ho sempre vissuto serenamente l’aver abbandonato la carriera universitaria, anzi, fino a poco tempo fa, mi sembrava una sconfitta. Solo a posteriori ho iniziato a capire fino in fondo questa scelta che non considero più un fallimento, bensì una naturale risposta al bisogno di abbandonare alcune dinamiche accademiche e assecondare la mia inclinazione imprenditoriale. Ora capisco che è stata la mia fortuna e mi ha dato la spinta per mettermi in gioco e cambiare il mio destino.

 

 

Come descriveresti la tua esperienza di imprenditore finora e quali consigli daresti a chi sta iniziando?

Direi a tutti coloro che desiderano intraprendere la sfida di creare un’impresa, di non smettere mai di credere nel loro progetto. Sulla strada dell’imprenditore ci saranno sempre più difficoltà e insidie rispetto ai successi, ma spesso questi ultimi ripagano di tutti gli sforzi fatti.
Inoltre ponderate sempre bene le vostre scelte e affidatevi a persone competenti nei vari ambiti di riferimento, affinchè possano darvi buoni consigli. A volte, proprio un consiglio puó fare la differenza tra un successo e un fallimento.