Home Eventi L'ARTE COME MISURA DELL'UMANO - CONFERENZA ANNULLATA
Mercoledì 15 Apr 2020 ore 17:30

L'ARTE COME MISURA DELL'UMANO - CONFERENZA ANNULLATA

Tipo evento Conferenza
Area evento Arti e Scienze - Mostre

La conferenza è stata annullata a causa dell'emergenza Coronavirus.

In occasione della mostra U.MANO – Arte e Scienza: antica misura, nuova civiltà, manifesto culturale di Fondazione Golinelli, mercoledì 15 aprile alle ore 17.30 si terrà la conferenza dal titolo Connessioni tra passato e presente: l’arte come misura dell’umano. 

Marcello Veneziani, autore di saggi di filosofia politica e giornalista, dialogherà con Andrea Zanotti, presidente di Fondazione Golinelli, sul mutato ruolo dell’arte e sul rapporto tra arte e artista.

L’arte è ciò che permette all’uomo di incontrare altre dimensioni oltre a quella del presente e lo collega al passato, al futuro, al favoloso e all’eterno. Il futuro, come dimostrano le neuroscienze cognitive, si svilupperà probabilmente nell’incrocio tra arte e scienza, tra la visione artistica e poetica del mito e la ricerca tecnico-scientifica.

La conferenza rientra nell’ambito dell’Olimpiade "Leonardo da Vinci per la società della conoscenza" promossa dal MIUR.

Ingresso libero su prenotazione: umano@fondazionegolinelli.it.


ABSTRACT
L'arte è trasfigurazione del mondo alla luce del mito. Nasce al di là dell'utile e del bisogno, come un'attitudine inutile ma necessaria dell'animo umano proteso a lasciar segni e trasformare il desiderio in destino. L’arte attiene alle sorgenti originarie dell'infanzia, al gioco e allo stupore, sconfigge il tempo nel segno dello spazio, è una prodigiosa macchina del tempo che consente di vivere altre vite, altri mondi, altri tempi, oltre quello in cui siamo immersi. Fondamentale è dunque il suo ruolo di proiezione, oltre la situazione empirica del momento. Alla magia della proiezione, l’arte unisce il prodigio della connessione. Attraverso l'arte, l'uomo incontra altre dimensioni oltre quella immediata e fattuale del presente: collega al passato, al futuro, al favoloso e all'eterno. La grande opera è sempre pensata “for ever”, come un segno dell’eternità. Ogni vera arte, anche se partorita in solitudine, comunica e genera comunità. Sotto la parvenza di una creazione individuale, l'arte è un bene comunitario che trae fondamento e fonda a sua volta, una tradizione. L'Arte esprime in modo preminente la ricerca del bello, ma a volte rasenta il sublime e dunque s'imbatte anche nel mostruoso e nello sconcertante. Nata come manifestazione impersonale del sacro e del religioso, al pari del rito, della preghiera e della liturgia, l'arte si è solo nel tempo legata a un autore e a un artista, fino al culto rinascimentale e poi romantico del genio e homo faber. In questa luce è da affrontare il nodo del mutato rapporto tra arte e artista, se considerare la sua opera come creazione o procreazione, e il suo ruolo come demiurgo o puro strumento dell'arte, soggetto o latore di un messaggio. Nel tempo della secolarizzazione, l'arte ha assunto l'eredità della religione, facendosi arte totale. Ha incontrato la modernità tramite la velocità e il culto della macchina dell’arte futurista.  L’arte ha dato senso e linguaggio alla politica, attraverso l'estetizzazione della politica e il governo inteso come ars politica, cioè arte della decisione e del consenso. È diventata infine, nell'epoca del narcisismo di massa e dell'egocentrismo diffuso, l'illusione di una democratizzazione del talento artistico, della creatività e dunque una trasformazione della vita come opera d'arte, con una sorte speciale. Non si potrà escludere un breve viaggio nell’arte e nella non-arte nell’epoca dell’infinito presente globale, del web e della libertà sconfinata. I suoi rapporti col pensiero e con la scienza, con la tecnica e la sua riproducibilità.  Il mito sta all'arte come la scienza alla tecnica. Dopo la crisi della cultura umanistica e del sapere filosofico, i due grandi competitori che si contendono l'egemonia planetaria sono il Mito e la tecnica, ispirata dalla scienza. Perché sono universali, perché sono impersonali, perché modificano il mondo. La voce del Mito è l’arte, in forma di figura, di parola e di La loro competizione può essere letta sia nello spirito del conflitto, sia nello spirito della compensazione. La tecnica è il regno delle mani, il mito è il regno degli occhi, non basta trasformare il mondo bisogna anche averne una visione. Come in una futura alchimia - solve et coagula - si potrà pensare l’artescienza, in cui ibridare scienza e mito, arte e tecnica. Il futuro, come dimostrano le neuroscienze cognitive, sarà probabilmente in questo incrocio ardito tra la visione artistica e poetica del Mito e la ricerca tecnico-scientifica. 

BIOGRAFIA 
Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai. Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio, Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza), I vinti, Rovesciare il 68, Dio, Patria e Famiglia, Dopo il declino (editi da Mondadori), Lettere agli italiani. È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fati, Vivere non basta, Anima e corpo e Ritorno a sud. Dopo Lettera agli italiani (2015) ha pubblicato di recente Alla luce del Mito e Imperdonabili, tutti con Marsilio, e Tramonti (Giubilei Regnani).

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Via Paolo Nanni Costa, 14
40133 Bologna BO
A chi è rivolto
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